Ho capito una cosa: scegliere un’intelligenza artificiale oggi è come scegliere il partner giusto su Tinder.
All’inizio sono tutti brillanti. Poi scopri che uno ti apre Excel ma ti chiede in cambio l’abbonamento trimestrale con mutuo incluso.
Partiamo dal primo della classe: ChatGPT.
Interfaccia pulita, ti guarda negli occhi, non ti fa sentire stupida quando sbagli una virgola. Ha quella funzione, Canvas, che ti fa mettere le mani dentro ai testi come se stessi impastando la pizza della domenica. Scrivi, modifichi, sposti pezzi di codice come fossero soprammobili.
E mentre lavori lui non sospira. Non sbuffa. Non ti giudica.
Poi c’è Gemini, che fino a ieri sembrava lo studente simpatico ma distratto. Ora con la famiglia 2.0 è tornato dalla vacanza studio in Silicon Valley e parla fluentemente “task multipla”.
Il suo punto forte? Vive dentro casa Google.
Se passi le giornate tra Drive, Docs e Gmail, lui non ti fa uscire dal condominio digitale. Ti lascia in pantofole.
Stesso discorso per Microsoft Copilot, che frequenta il palazzo elegante di Microsoft.
Vuoi l’AI dentro Excel? Certo.
Vuoi che ti sistemi le formule mentre bevi il caffè? Certo.
Vuoi anche pagare tutto il pacchetto 365? Ecco. Appunto.
Morale: se vivi immersa in un ecosistema strutturato, Google o Microsoft, ha senso sposare Gemini o Copilot. È un matrimonio d’interesse, ma almeno sai dove metti le chiavi.
Se invece campi di parole, testi, newsletter scritte alle due di notte, allora entra in scena Claude.
Claude è quello che ti ascolta mentre divaghi. Ha pazienza. Ti lascia spazio. Se devi scrivere tanto e bene, lui resta seduto al tavolo con te.
A fianco, sempre, io metterei NotebookLM. Gratis, silenzioso, archivista ordinato. Gli carichi i documenti e lui li mastica senza lamentarsi. Una specie di bibliotecario zen.
E infine Mistral.
La versione spartana. Gratuita. Potente.
Però devi lavorarci di più. Scrivere prompt come fossero telegrammi in codice. Cercare altrove certe funzioni.
È un po’ come scegliere il fai-da-te: risparmi soldi, spendi tempo. Ma vuoi mettere la soddisfazione?
Io, nel dubbio, li frequento quasi tutti.
Come facevo con i ragazzi al liceo: uno per la matematica, uno per le lettere, uno per ridere.
La vera domanda non è “qual è la migliore?”.
La vera domanda è: tu in che casa digitale vivi?
E soprattutto: chi vuoi che ti risponda quando, alle 23.47, scrivi “aiutami, ho una scadenza domani”?
