Lo ammetto: ci vado volontaria. Non mi rapisce nessuno, non mi trascina nessuno. Mi presento proprio io, in carne, ossa e taccuini, al Pop-Up di King Colis. È il mio lavoro — dicono. E poi l’idea dei pacchi smarriti mi ha sempre affascinata: il fascino dell’ignoto, il mistero, la possibilità di trovare un profumo di lusso o un robot aspirapolvere…
Sì, certo. Come no.
La verità? Che l’unica cosa davvero smarrita, quel giorno, ero io.
Quando l’ignoto pesa 620 grammi... e punta contro di te un’istruzione in cinese
Entrare lì dentro è come infilarsi in una puntata di Affari a Quattro Ruote ma senza le ruote, gli affari e soprattutto senza la fortuna televisiva.
Scegli un pacco, lo paghi al grammo, e pluf: la suspense. Io però non ho pagato nulla — trattasi di “omaggio alla stampa”, cioè il classico “ti do un regalo così poi ne parli bene”.
E il mio pacco?
Un capolavoro.
La Cappella Sistina dello sballo analogico.
La fiera del “Ma che me ne faccio?”.
L’ho aperto e ho trovato:
Una batteria misteriosa che pare l’organo vitale di un drone da guerra
Un transistor (che non sapevo nemmeno di desiderare, e infatti non lo desideravo)
Due costumi da bambina, taglia “sei anni e mezzo precoce”
Un jeans — l’unico superstite degno di esistere
Due zanzariere formato finestra Palazzo Madama
Un set di pennarelli… tutti dello stesso colore (credo che l’unico senso fosse filosofico)
Un attrezzo non identificato, corredato da istruzioni in mandarino avanzato
Sì, ho riso. Così tanto che mi hanno guardata malissimo, come se stessi scartando un biglietto vincente.
Il problema? Che io ridevo perché non avevo pagato.
Gli altri ridevano per non piangere.
Gli altri compratori: eroi inconsapevoli o vittime sacrificali?
Li guardavo mentre soppesavano i pacchi con quella serietà da degustatori di whisky torbato:
«Questo pesa come un frullatore, sicuro è un frullatore.»
No, amore mio. È un porta-cintura triangolare per cagnolini di piccola taglia, quello che nessuno ha mai capito se va montato o indossato.
C’è qualcosa di tenero in queste persone: lo sguardo pieno di speranza, il sogno di trovare l’oggetto giusto, la convinzione che questa volta il destino non può tradirmi. E invece il destino, da bravo bastardo, tradisce sempre.
Prevedo il meteo dei mercatini locali: pioggia di zanzariere e gadget inspiegabili
A occhio e croce, tra qualche giorno ai mercatini dell’usato vedremo:
pile di zanzariere inutilizzate;
transistor solitari;
costumi da bambina ancora col cartellino;
attrezzi cinesi che manco gli esperti del Commissario Rex saprebbero identificare;
pennarelli monocromatici (nuova frontiera dell’arte concettuale: il nulla ma scritto bene).
Io, che ho ricevuto il mio pacco gratis, me ne torno a casa soddisfatta. Loro, che hanno investito il budget del cenone di Natale, chissà.
Forse sono stati felici.
Forse hanno pianto nel parcheggio.
Forse hanno già messo tutto su Vinted scrivendo “RARO”.
Conclusione: sì, è stato uno spasso
Lo rifarei?
Sì, perché certe operazioni di marketing sono come i primi amori adolescenziali: ti prendono in giro, ti illudi, ti spezzano il cuore… ma il giorno dopo sei già lì che ci riprovi.
E poi, suvvia: nella vita ho ricevuto pacchi molto peggiori.
Almeno questo non parlava, non giudicava e soprattutto… non chiedeva manutenzione.
